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11.05.2015 - Il Papa spiega la pace ai bambini

Città del Vaticano. "Perché tanti potenti non vogliono la pace? Perché vivono delle guerre". Sono parole di papa Francesco nello straordinario dialogo di questa mattina con i bambini delle scuole primarie di Roma presenti in Aula Nervi all'udienza organizzata dalla Fondazione Fabbrica della pace.

Il Papa ha parlato di chi "vende le armi all'uno contro l'altro e poi anche all'altro contro il primo". Dietro le guerre, secondo il Papa c'è sempre anche "l'industria delle armi". "Questo - ha osservato - è grave: alcuni potenti guadagnano la vita con la fabbrica delle armi e le vendono a questo Paese perché vada contro quello... E' l'industria della morte".

"Voi sapete - ha detto ai circa 7 mila bambini riuniti nell'Aula Paolo VI - che è la cupidigia che ci fa tanto male. La voglia di avere di più, di più, più denaro. E quando noi crediamo che tutto gira intorno al denaro". "Il sistema economico gira intorno al denaro - ha proseguito - non intorno alla persona, all'uomo e alla donna: si sacrifica tanto e si fa la guerra per difendere il denaro".

"Per questo tanta gente non vuole la pace - ha aggiunto -: si guadagna di più con la guerra. Si guadagnano i soldi, ma si perde la vita, si perde la cultura, l'educazione e tante altre cose. Un anziano prete che conoscevo diceva questo: 'il diavolo entra per il portafogli'. Per la cupidigia, ed è per questo che tanti non vogliono la pace".

Mettendo da parte il discorso preparato, Jorge Mario Bergoglio ha risposto a braccio alle 13 domande che gli hanno posto altrettanti bambini poi li ha invitati a ripetere più volte in coro la frase "dove non c'è la giustizia, non può esserci la pace".

"Caro Papa ho nove anni e sento parlare sempre della pace, cos'è la pace?", ha chiesto un bambino in sedia a rotelle, aggiungendo che andrà a Lourdes e proponendo a Bergoglio di guidare il treno in modo che non arrivi in ritardo: "Ma sei stato bravo!", ha risposto il Papa.

"La pace - ha proseguito - è prima di tutto che non ci siano le guerre, ma anche che ci sia la gioia, l'amicizia tra tutti, che ogni giorno si faccia un passo avanti per la giustizia, perché non ci siano bambini affamati, malati che non abbiano la possibilità di essere aiutati nella salute. Fare tutto questo è fare la pace. La pace - ha detto ancora - è un lavoro, non è uno stare tranquilli, lavorare perché tutti abbiano la soluzione ai problemi, ai bisogni che hanno nella loro terra, nella loro patria, nella loro famiglia, nella loro società: così si fa la pace, artigianale".

La pace, ha detto ancora Francesco, "si costruisce ogni giorno: pace non è che non ci siano le guerre, con dolore ci sono, pensiamo se un giorno non ci saranno le guerre: per non cadere in un'altra guerra, si costruisce la pace ogni giorno. La pace non è un prodotto industriale, la pace è un prodotto artigianale, si costruisce ogni giorno con il nostro lavoro, la ostra vita, il nostro amore, la nostra vicinanza, il nostro volerci bene. La pace si costruisce ogni giorno".

Alla bambina che chiedeva "un giorno saremo tutti uguali?", ha detto: "Si può rispondere in due maniere: tutti siamo uguali, tutti, ma non ci riconoscono questa verità, questa uguaglianza. E per questo alcuni sono, tra virgolette, più felici degli altri. Ma questo non è un diritto, tutti abbiamo gli stessi diritti e quando non si vede questo, la società è ingiusta. E dove non c'è la giustizia, non può esserci la pace. Vediamo se siete bravi, mi piacerebbe ripeterlo insieme più di una volta: dove non c'è la giustizia, non c'è la pace", ha concluso il Papa.

"Perché i bambini soffrono?", ha chiesto un piccolo ospite. "Questa domanda è una delle più difficili a cui rispondere. Non c'è risposta" ha detto Francesco a un bambino malato che gli chiedeva per quale ragione si viene al mondo con problemi di salute come i suoi e cosa si possa fare. "C'è stato un grande scrittore russo, Dostoevskij, che aveva fatto la stessa domanda: 'perché soffrono i bambini?' - ha affermato -. E lì, si può solo guardare al cielo e aspettare risposte che non si trovano".

Francesco però ha detto di poter rispondere alla seconda parte della domanda: "Cosa posso fare io perché un bambino soffra di meno: stargli vicino, la società dia aiuti anche palliativi per le sofferenze dei bambini, si sviluppino l'educazione dei bambini verso le malattie. Lavorare tanto".

Fonte: repubblica.it



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